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Il motore alternativo a combustione interna (detto anche erroneamente motore a scoppio) è un particolare tipo di motore a combustione interna di tipo “volumetrico” in cui una miscela di aria e carburante (generalmente benzina o altro) viene incendiata e bruciata in un cilindro. Utilizzando la forza di espansione data dalla combustione viene spinto un pistone, che perciò si sposta.

Nei motori alternativi il movimento del pistone si trasferisce a un complesso biella - albero motore, trasformandosi in movimento rotatorio.
Il motore a combustione interna, è un particolare motore termico nel quale, attraverso la combustione di una miscela composta da un carburante ( benzina, gasolio, metano,ecc…) e un comburente (aria) all’interno di una camera di combustione , si produce calore trasformandolo poi in lavoro meccanico. Vengono anche chiamati motori endotermici poiché la combustione appunto, avviene all’interno di assi.
Vi sono una pluralità di motori a combustione interna, in tutti vi è però il ripetersi di un ciclo termodinamico simile:

aspirazione
compressione e combustione
espansione (fase utile)
scarico
L’aspirazione e lo scarico servono per lo scambio dei gas e per preparare il nuovo ciclo, mentre la compressione ed espansione producono la trasformazione chimica attraverso energia termica (calore) ed energia potenziale (pressione) in energia meccanica (potenza). Inventato da Eugenio Barsanti.

Tutti i motori a combustione interna si basano sul processo chimico esotermico della combustione: la reazione di un carburante con un comburente, normalmente aria. Vedi anche stechiometria.

I carburanti più utilizzati oggi sono composti da idrocarburi e sono derivati dal petrolio. I più noti sono benzina, gasolio, metano e gas di petrolio liquefatto. Recentemente sono stati sviluppati prototipi che possono utilizzare anche idrogeno (sia gassoso che liquido). La maggior parte dei motori a combustione interna progettati per funzionare a benzina possono bruciare anche metano o gas di petrolio liquefatto (GPL) senza modifiche a parte quelle necessarie per l’impianto di alimentazione.

I motori a combusione interna vengono classificati in base al sistema di accensione utilizzato per provocare la combustione in motori ad accensione comandata o ad accensione spontanea. Nei motori ad accensione comandata di solito l’accensione viene comandata attraverso una scintilla ad alta tensione che scocca nella miscela della miscela aria-combustibile all’interno del cilindro. La scintilla viene prodotta attraverso una bobina alimentata da una batteria che può essere ricaricata durante il funzionamento attraverso un alternatore trascinato dal motore. Nei motori ad accensione spontanea (detti anche motori Diesel) il combustibile viene iniettato nell’aria compressa nei cilindri del motore e la combustione si innesca a causa delle condizioni di pressione e di calore dell’aria stessa.

L’energia dei prodotti di combustione, i gas combusti, è superiore all’energia originale dell’aria e del carburante (che avevano una maggiore energia chimica) e si manifesta attraverso un’elevata temperatura e pressione che vengono trasformate in lavoro meccanico dal motore. Nei motori alternativi, è la pressione dei gas combusti a spingere i pistoni all’interno dei cilindri del motore.

Recuperata l’energia, i gas combusti vengono eliminati (spesso attraverso una valvola di scarico) o vengono reimmessi nel cilindro attraverso delle valvole meccaniche (turbocompressore). Al termine di questa fase il pistone torna nella posizione di punto morto superiore. Tutto il calore non trasformato in lavoro deve essere eliminato dal motore attraverso un sistema di raffredamento ad aria o a liquido.

    Motore a combustione Interna
    Animazione:
    1=Aspirazione
    2=Compressione
    3=Espansione
    4=Scarico

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SOSPENSIONI


Cosa sono le sospensioni
Le sospensioni di una moto sono costituite dalle due forcelle, che sono quelle anteriori, e il monoammortizzatore, o ammortizzatore, o più semplicemente mono, che è quello posteriore. Esistono anche moto che anziché le due forcelle hanno un sistema di levaraggio con ammortizzatore sull’anteriore così come esistono moto con il doppio ammortizzatore posteriore anziché il mono.

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La sospensione, nella sua forma più semplificata, è costituita da una molla che sostiene un peso e da un sistema idraulico che smorza le oscillazioni prodotte in seguito a una variazione della molla.

Noi abbiamo la possibilità di intervenire sulla sospensione aumentando la “rigidità” della molla che chiameremo precarico e possiamo rendere più lento o più veloce il freno idraulico del ritorno, che chiameremo freno in estensione.  Dov’è possibile, potremo anche regolare un freno idraulico che interviene durante la compressione della molla, che chiameremo appunto freno in compressione.

Le sospensioni delle moto da competizione ma anche quelle delle moto sportive più evolute, permettono anche di regolare i fluidi lenti e i fluidi veloci.

Quando entriamo in curva, l’anteriore della moto affonda, forcelle e ammortizzatori vengono schiacciati a terra; questo movimento non è repentino quindi il fluido che circola nelle sospensioni seguirà spostamenti lenti, da qui il nome di fluidi lenti. Invece quando effettuiamo la staccata improvvisa, o apriamo di colpo il gas all’uscita della curva, oppure cambiamo velocemente di traiettoria ecc., il fluido effettuerà spostamenti molto veloci, per questo appunto fluidi veloci.

La regolazione separata dei fluidi lenti e veloci, ci può permettere per esempio di fare affondare poco le sospensioni al momento della staccata (controllando i fluidi veloci) e avere quindi a disposizione una maggiore escursione durante la curva (controllando i fluidi lenti).

Scorrevolezza delle forcelle e manutenzione

Prima di iniziare ad operare sulle sospensioni, perché magari abbiamo notato dei comportamenti, è necessario che controlliamo la loro efficienza, per verificare che i problemi non stiano altrove.

Se la scorrevolezza delle forcelle non è perfetta, il comportamento della moto subisce notevoli scompensi; questa potrebbe essere compromessa da alcuni fattori quali, scarsa manutenzione, incidenti o errato montaggio.

Per esempio, se abbiamo smontato la ruota anteriore per cambiare la gomma, quando la rimontiamo occorre seguire alcune precauzioni pena un errato parallelismo delle forcelle che ne comprometterebbe appunto la scorrevolezza. Pertanto, prima di serrare il perno della ruota anteriore, occorre dare alcune forti spinte al manubrio (eventualmente azionando la leva del freno anteriore) in modo da fare compiere un affondamento delle forcelle il più ampio possibile, in questo modo le forcelle si sistemano nella posizione ideale; solo a questo punto potremo stringere il perno.

 

In linea di massima le regolazioni aumentano in senso orario e diminuiscono i senso antiorario. Di norma, sulle viti di regolazione c’è scritto l’effetto corrispondente al senso di rotazione (+ o -), se ciò non fosse riportato, teniamo presente lo standard appena accennato. 

Per regolare il precarico delle forcelle è necessario ruotare con una chiave la vite esterna, mentre nel mono è necessario allentare la ghiera superiore che funge da “controdado” per quella inferiore, dopodiché regoleremo il precarico della molla avvitando la ghiera inferiore.

E’ opportuno notare che le sospensioni sono sempre precaricate, anche se il registro è a zero, in quanto oppongono una forza superiore a zero alla spinta iniziale; se una molla non fosse precaricata, basterebbe una piccola forza per poterla muovere, anche se poco.

La regolazione del precarico non varia la costante elastica della molla ma solo la sua spinta iniziale, quindi di norma non stravolge l’assetto della moto e si potrebbe agire su questa senza andare a toccare le altre regolazioni, ma è anche vero che quando si aumenta il precarico occorrerebbe aumentare un poco il freno di estensione e viceversa. Inoltre, ciò non è assolutamente vero nel caso il nostro mezzo monti una “molla a passo variabile”, cioè una molla nella quale l’elica ha un passo variabile e pertanto la costante elastica (quindi il comportamento della sospensione) varia a seconda della posizione della molla. Le molle a passo variabile sono installate su alcuni tipi di scooter.

Un’altra cosa da notare è che la regolazione del precarico varierà poco o tanto l’altezza da terra della moto in quanto la molla, con il nostro peso sommato a quello della moto, si schiaccerà di meno. Ciò, comporterà in parte, una differente guidabilità nelle curve.

Vediamo come dovrebbe essere determinata l’esatta regolazione del freno in estensione:

  • Fare affondare alcune volte il manubrio tenendo frenato l’anteriore;

  • Affondare ora con più decisione;

  • Ad affondamento massimo raggiunto, cessare di spingere il manubrio continuando però a tenere tirata la leva del freno anteriore

  • Le forcelle devono ritornare e successivamente scendere ancora un poco

  • Se invece dopo essere ritornate e scese salgono di nuovo, significa che abbiamo frenato poco l’estensione, anche se per una moto con assetto turistico ciò potrebbe andare ancora bene

  • Se invece dopo aver lasciato il manubrio non salgono del tutto, significa che abbiamo frenato troppo l’estensione.

I freni in estensione e i problemi di assetto

Vedremo in seguito i vari comportamenti della moto in modo più organico, tuttavia possiamo anticipare i problemi più comuni dovuti alla regolazione errata dei freni di estensione:

  • Se l’anteriore e il posteriore sono poco frenati-la moto ondeggia sul veloce

  • Se l’anteriore e posteriore troppo frenati-la moto non riesce a copiare gli avvallamenti, le molle non si ricaricano, le sospensioni vanno a finecorsa e la moto diventa rigidissima.

Regolazione del freno in estensione del mono
Si effettua attraverso la vite che si trova nella parte bassa del mono
La corretta regolazione del freno in estensione si effettua comprimendo a fondo il mono e notando poi il tempo che impiega a risalire.
I freni in compressione

Nelle forcelle si trova solitamente nella parte inferiore, mentre nel mono è nella parte superiore.
I freni in compressione vengono induriti per non fare raggiungere la posizione di finecorsa alle sospensioni.
Spesso queste regolazioni sono assenti in quanto le moto stradali danno solo la possibilità di regolare il freno di estensione.
Invece nelle sospensioni da competizione, i freni in compressione sono addirittura disponibili per fluidi lenti o veloci e servono ad esempio ad evitare il finecorsa in caso di staccate brusche: la sospensione infatti è rigida con una sollecitazione brusca e rimane morbida per una sollecitazione relativamente lenta quale l’affondamento durante la piega.
Misurazione dell’escursione delle sospensioni
Un sistema alla portata di tutti per rendersi conto dell’effettiva escursione delle sospensioni durante l’uso è mettere una fascetta sullo stelo della forcella e del grasso su quello dell’ammortizzatore e valutare la posizione delle fascette e la zona di lavoro dello stelo del mono dopo un test che abbia adeguatamente sollecitato le sospensioni.
Alcuni semplici rimedi ai comportamenti indesiderati:
In staccata:

  • il posteriore saltella (notare che questo può anche essere normale in quanto dipende dal freno motore)-diminuire il precarico del mono

  • la forcella arriva a fondo corsa -diminuire il freno in estensione

  • la moto rimbalza-aumentare il freno in compressione della forcella

In piega:

  • la moto ondeggia o si scompone-aumentare il freno in estensione

  • la forcella non copia bene gli avvallamenti-diminuire il freno in estensione

  • si sentono troppo le asperità della strada-diminuire il freno in compressione e poi il precarico di forcelle e mono

In uscita di curva:

  • la moto è troppo rigida nei sobbalzi-diminuire il freno in estensione del mono

  • la moto sbacchetta-diminuire il precarico della forcella

  • il posteriore si schiaccia troppo-aumentare il freno in compressione del mono

  • il posteriore è rigido e fa poca corsa-diminuire il freno in compressione del mono o il suo precarico

In rettilineo:

  • la moto è poco stabile o poco precisa-diminuire il precarico di forcelle e mono.
    Se ciò si verifica anche in curva, occorre ridurre il freno in compressione di forcelle e mono.

Effetti delle regolazioni
Monoammotizzatore:

  • Freno in estensione troppo chiuso-la ruota posteriore saltella, il retrotreno saltella, crea problemi di sottosterzo e non copia l’asfalto

  • Freno in estensione troppo aperto-retrotreno troppo rapido nel ritorno con effetto di saltellamento e pertanto moto instabile

  • Freno in compressione troppo chiuso-il retrotreno si irrigidisce e la gomma slitta

  • Freno in compressione troppo aperto-saltellamento del posteriore all’uscita di curva

Forcella:

  • Freno in estensione troppo chiuso-tende a chiudere le curve (sovrasterzo), cioè basso grip sull’anteriore

  • Freno in estensione troppo aperto-la moto tende ad allargare le curve

  • Freno in compressione troppo chiuso-nelle staccate la gomma anteriore saltella e perde aderenza

  • Freno in compressione troppo aperto-durante le staccate, le forcelle affondano eccessivamente

Regolazione dell’inclinazione e dell’altezza della moto
L’altezza dell’avantreno si regola attraverso lo scorrimento delle forcelle sul piantone mentre quella del posteriore, anche se raramente è possibile, attraverso la regolazione del mono.
Il setup ideale consiste nel caricare l’anteriore (cioè abbassare l’anteriore o alzare il posteriore) fino a quando il posteriore tende a derapare.
Nell’uso stradale e non sportivo, l’anteriore può venire abbassato di qualche millimetro, per ridurre l’altezza da terra della sella in quanto solitamente il posteriore non è registrabile.
Esistono sia monoammortizzatori registrabili che ad interasse fisso.
Nei monoammortizzatori con interasse registrabile, dobbiamo considerare che per l’effetto leva, l’abbassamento ad esempio di 1 mm del mono può corrispondere a un abbassamento anche di 3-5 mm del posteriore.
Quando una moto viene abbassata, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non guadagna di maneggevolezza anzi, deve essere piegata di più per affrontare la stessa curva alla stessa velocità e ciò, sommato alla minore altezza da terra, può causare il precoce raggiungimento del limite massimo di piega.
Cenni alla regolazione professionale
Regolazione dei fluidi lenti e veloci:
Sulle sospensioni più avanzate, sia i freni di estensione che di compressione possono essere regolati sia per i fluidi veloci che per quelli lenti.
Anche su alcune moto stradali supersportive è disponibile la regolazione separata dei fluidi lenti e veloci.
I fluidi lenti sono responsabili degli ondeggiamenti, inserimenti in curva mentre quelli veloci delle buche, cambi repentini di traiettorie ecc.

Il livello dell’olio
Aumentandolo nella forcella, questa si irrigidisce nella parte finale dell’escursione. Nelle regolazioni per l’uso nelle competizioni o in pista, oltre che regolare il livello dell’olio in base a ciò che si vuole ottenere, vengono anche sostituite le molle.
L’ammortizzatore di sterzo:
Questo componente viene installato per ridurre lo sbacchettamento del manubrio, è presente soprattutto nelle moto supersportive e in quelle da competizione.
Solitamente ogni pilota si regola l’ammortizzatore di sterzo a suo piacimento, a seconda della forza che riesce a fare sul manubrio.

Boccole e pivot
Le moto da competizione utilizzano 2 accessori che oltre alle sospensioni vanno ad influire in modo sensibile l’assetto della moto.
Il Pivot è situato dove il forcellone viene ancorato al telaio, questo può essere cambiato per aumentare o diminuire l’altezza del perno, cambiando così le geometrie della moto o del tiro catena.
Le boccole di sterzo, ovviamente, vanno ad agire su tutto l’avantreno modificando l’angolo in apertura o in chiusura incidendo molto sulla guida della moto.

…..Solo un bravo pilota riesce a sfruttare a fondo e percepire tutte le mille modifiche o tarature che si possono fare su una moto, al contrario con meno esperienza si rischia di fare solo molta confusione compromettendo divertimento e perchè no anche il risultato!

Sicuramente regolazioni ed assetti sono settori molto complicati, non è facile spiegare in modo dettagliato anni di esperienza considerando poi che ogni pilota ha una struttura fisica, tipo di guida ed esigenze particolari  che rende difficile creare un standar assoluto.
In ogni caso spero di aver dato alcune informazioni che possano aiutarvi a divertirvi di più, per ulteriori informazioni non esitate a contattarmi.

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Descrizione e Tecnica del Telaio

DESCRIZIONE SOMMARIA DEL TELAIO: Il telaio è l’ossatura della moto. Permette di collegare tutte le parti che compongono la motocicletta: La forcella e il braccio che oscilla, con il motore. Il telaio deve essere sufficientemente resistente per sopportare le deformazione senza rompersi. Ma deve anche permettere il movimento degli elementi sospesi. Una moto deve avere in qualsiasi circostanza le sue ruote allineate nello stesso piano longitudinale. È la rigidità del telaio che permette ciò.

Un telaio è definito da 5 caratteristiche principali o valori (di angoli o di lunghezza) che sono importanti per il comportamento finale della moto.

1.INTERASSE: Si misura prendendo la distanza tra gli assi delle ruote anteriore e posteriore. La lunghezza determina soprattutto la stabilità della moto: Più la lunghezza è grande, più la moto sarà stabile , ma più sarà difficile da curvare. Più la lunghezza sarà breve, meno la moto sarà stabile ma più sarà facile fare le curve.
2. ANGOLO DI STERZO: è l’angolo che passa tra la verticale dell’asse della ruota anteriore e l’asse della colonna dello sterzo. Più quest’angolo è stretto, più la moto sarà facile da far curvare, ma ciò potrà generare vibrazioni e nervosismo. Per contro più l’angolo sarà grande, più la moto sarà stabile ma difficile da curvare.
3. STERZO: Distanza al suolo tra l’asse della colonna dello sterzo e la verticale che passa per l’asse della ruota anteriore. Lo sterzo dipende dall’angolo di sterzo, e determina la stabilità della moto. Se lo sterzo è poco, la forcella è troppo verticale, e la moto diventa “troppo” reattiva ed avrà difficoltà a tenere la traettoria. È necessario ottenere un valore di sterzo che permette un compromesso tra stabilità e maneggevolezza.
4.SFILAMENTO FORCELLE:È la distanza tra l’asse della colonna dello sterzo ed i tubi della forcella. VANTAGGI: Aumentare il divario tra i tubi forcella e la colonna dello sterzo diminuisce lo sforzo necessario al pilota per girare il manubrio. N.B: Aumentando la distanza ciò aumenta anche la stabilità della moto senza cambiare il valore di sterzo.
5.BARICENTRO: È il punto in cui si concentra la massa della moto e sul quale tutte le forze esterne agiscono. La posizione del centro di gravità la influenza anche la tenuta di strada. VANTAGGIO: Un centro di gravità basso migliora la stabilità in linea retta

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NOZIONI

In pista è facile: si arriva in velocità, si frena il più tardi possibile abbinando frenata e piega, e si alleggerisce la pressione sul punto di corda. Premendo poi sulla pedalina interna e raddrizzando la moto il più rapidamente possibile, si accelera a fondo in vista del punto di uscita.

Facile, no? Calma, la guida su strada è tutt’altra cosa. Innanzitutto, è necessario moderare la velocità di entrata. Frenare bene in linea, con il freno anteriore e posteriore per ottimizzare l’efficacia; attenzione a dosarli correttamente, soprattutto sotto la pioggia. Se, in teoria, una curva prevede tre sezioni, ossia l’entrata (in cui la velocità è già definita e si disegna la traiettoria), il punto di corda (che corrisponde al punto di maggiore inclinazione e di transizione frenata/accelerazione) e l’uscita (rimessa in linea e accelerazione), i limiti della strada rendono preferibile sacrificare questi principi e privilegiare gli imperativi di visibilità e sicurezza. Vi consigliamo di adottare una guida “fluida”.

Per definizione, non si sa mai cosa si nasconda dietro a una curva. Anche se l’avete già fatta un milione di volte e pensate di poterla affrontare ad occhi chiusi, sappiate che la strada può sempre celare delle insidie.Una striscia di fango, la ghiaia, delle foglie morte, una macchia di gasolio, sono tutti pericoli che possono provocare un incidente. Anche su un terreno conosciuto, guidare a vista e anticipare le insidie è una regola assoluta. La strada non è una pista e quindi non è un ambiente sicuro.

Le migliori sensazioni in motoAnche se la competizione non vi attira, dovete avere una conoscenza di base in materia.

L’entrata Esistono numerosi tipi di curva, tutti completamente diversi tra loro e fonte di infiniti piaceri che si rinnovano durante la guida. L’entrata in una curva è il momento che segue l’avvicinamento e in cui si riduce la velocità frenando e scalando le marce.
Su strada, è bene privilegiare la sicurezza e la visibilità, mentre in pista potete usare tutta la larghezza a disposizione ed entrare in curva ad una velocità molto maggiore. 
Il punto di corda È il centro della curva, il punto di massima inclinazione, la cui definizione è più importante in pista che su strada, dove sono prioritari la sicurezza, la visibilità e l’anticipo. In teoria, il punto di corda segna inoltre la transizione tra la fase di frenata e quella di accelerazione. 
L’uscita Tracciate ora una tangente virtuale per riprendere e mantenere la traiettoria, accelerando senza esagerare, per evitare l’high side sempre in agguato (distacco della ruota posteriore in caso di accelerazione intensa), ma in crescendo per recuperare velocità (rispettando i limiti di legge) sul rettilineo. In pista, è fondamentale in questa fase spostare il corpo e appoggiarsi sulle pedaline.

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FRENI

OLIO FRENI:
I liquidi freni sono generalmente miscele di Poliglicoli di peso molecolare diverso, opportunamente additivati per garantire la compatibilità con i materiali (metalli e guarnizioni), un minimo di potere lubrificante, la necessaria stabilità all’ossidazione.
Per assicurare il corretto funzionamento dell’impianto frenante devono soprattutto possedere un elevato punto d’ebollizione.
Questa caratteristica è necessaria per evitare la formazione di bolle di vapore a seguito del riscaldamento del liquido, prodotto dal calore che si sviluppa durante la frenata per l’attrito tra i ceppi ed i tamburi o i dischi e le pastiglie.
Le bolle di vapore, essendo comprimibili, impediscono la trasformazione dello sforzo frenante, provocando la mancata risposta dei freni.
Il punto d’ebollizione dei moderni liquidi freni è dell’ordine di 300°C, ma può subire diminuzioni sensibili per effetto dell’acqua; questa può essere presente per assorbimento dell’umidità atmosferica da parte del fluido che, per la sua natura chimica è particolarmente igroscopico.
La classificazione dei liquidi freni, in termini di prestazioni crescenti, tiene conto, sia del punto d’ebollizione naturale, sia del cosiddetto punto d’ebollizione umido, misurato in presenza di quantità determinate d’acqua.
Classificazione DOT dei liquidi freni
DOT 3 205°C (401°F) 140°C (284°F)
DOT 4 230°C (446°F) 155°C (311°F)
DOT 5 260°C (500°F) 180°C (356°F)
DOT 5.1 270°C (518°F) 191°C (375°
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I DOT 4 , rispetto ai DOT 3 sono caratterizzati dalla presenza di derivati al Boro, che hanno spiccate caratteristiche d’assorbimento acqua, i cui effetti sul WBP vengono così annullati.
I DOT 5 sono prodotti a base di siliconi; obbligatoriamente colorati in rosso non hanno avuto particolare diffusione, soprattutto a causa dell’incompatibilità con i liquidi freni tradizionali, a base di Poliglicoli. Sono stati perciò introdotti i DOT 5.1, ancora a base di Poliglicoli. Anche i DOT 5.1 hanno avuto scarsa diffusione: nessun costruttore prescrive nei veicoli di serie prodotti DOT 5 o DOT 5.1 ed il loro impiego è confinato al settore competizioni.
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SPURGO DEI FRENI:
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     vaschetta-freno.jpg     apertura-pastiglie.gif     spurgo-pinza-freno.jpg
1.Aprire la vaschetta sul manubrio e levare la membrana di gomma avendo l’accortezza di appoggiarla su un pezzo di carta
2.Aprire se possibile le pastiglie freno stando attenti a non fare uscire l’olio dalla vaschetta, con della carta assorbite l’olio vecchio poi mettete il nuovo stando sempre attenti a non farlo uscire. ( l’olio freni rovina la vernice )
3.Mettete un tubo ( possibilmente trasparente e con all’estremità una bottiglia per raccogliere l’olio vecchio ) sullo sfiato del freno. Date alcune pompate poi tenendo la leva o il pedale in tiro aprite lo sfiato e lo richiudete subito.
Dovrebbe andare giu la leva ed uscire delle bollicine d’aria se il freno ha dei problemi, oppure olio sporco se l’impianto è ok ma necessitava di un tagliandino.
A questo punto ripetete l’operazione diverse volte fino a quando e’ visibile l’olio nuovo, e tenendo sempre sotto controllo la vaschetta, procedete allo spurgo dell’altra pinza o della pompa freno.
Molto importante è tenere sempre la leva in tiro quando si apre lo sfiato, lasciare la leva dello sfiato aperto, vuol dire aspirare aria e questo compromette un buon spurgo. 
4.Riempite il serbatoio dell’olio fino alla linea del massimo ed inserite la membrana di gomma, poi per finire da precisini, formate con la carta una puntina che vi permetta di pulire l’interno degli sfiati evitando cosi olio in giro per tutta la pinza. 

                                                                   

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AFFRONTARE

Tre fasi distinte

In pista è facile: si arriva in velocità, si frena il più tardi possibile abbinando frenata e piega, e si alleggerisce la pressione sul punto di corda. Premendo poi sulla pedalina interna e raddrizzando la moto il più rapidamente possibile, si accelera a fondo in vista del punto di uscita.

Facile, no? Calma, la guida su strada è tutt’altra cosa. Innanzitutto, è necessario moderare la velocità di entrata. Frenare bene in linea, con il freno anteriore e posteriore per ottimizzare l’efficacia; attenzione a dosarli correttamente, soprattutto sotto la pioggia. Se, in teoria, una curva prevede tre sezioni, ossia l’entrata (in cui la velocità è già definita e si disegna la traiettoria), il punto di corda (che corrisponde al punto di maggiore inclinazione e di transizione frenata/accelerazione) e l’uscita (rimessa in linea e accelerazione), i limiti della strada rendono preferibile sacrificare questi principi e privilegiare gli imperativi di visibilità e sicurezza. Vi consigliamo di adottare una guida “fluida”, ricorrendo eventualmente alla tecnica del controsterzo.

Una regola d’oro: l’anticipo
Per definizione, non si sa mai cosa si nasconda dietro a una curva. Anche se l’avete già fatta un milione di volte e pensate di poterla affrontare ad occhi chiusi, sappiate che la strada può sempre celare delle insidie.

Una striscia di fango, la ghiaia, delle foglie morte, una macchia di gasolio, sono tutti pericoli che possono provocare un incidente. Anche su un terreno conosciuto, guidare a vista e anticipare le insidie è una regola assoluta. La strada non è una pista e quindi non è un ambiente sicuro.

MORFOLOGIA DI UNA CURVA

Le migliori sensazioni in moto

Anche se la competizione non vi attira, dovete avere una conoscenza di base in materia.

  • L’entrata

Esistono numerosi tipi di curva, tutti completamente diversi tra loro e fonte di infiniti piaceri che si rinnovano durante la guida. L’entrata in una curva è il momento che segue l’avvicinamento e in cui si riduce la velocità frenando e scalando le marce.
Su strada, è bene privilegiare la sicurezza e la visibilità, mentre in pista potete usare tutta la larghezza a disposizione ed entrare in curva ad una velocità molto maggiore. 

  • Il punto di corda 

È il centro della curva, il punto di massima inclinazione, la cui definizione è più importante in pista che su strada, dove sono prioritari la sicurezza, la visibilità e l’anticipo. In teoria, il punto di corda segna inoltre la transizione tra la fase di frenata e quella di accelerazione. 

  • L’uscita

Tracciate ora una tangente virtuale per riprendere e mantenere la traiettoria, accelerando senza esagerare, per evitare l’high side sempre in agguato (distacco della ruota posteriore in caso di accelerazione intensa), ma in crescendo per recuperare velocità (rispettando i limiti di legge) sul rettilineo. In pista, è fondamentale in questa fase spostare il corpo e appoggiarsi sulle pedaline.

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